Seconda lettera aperta a Pasquale La Pesa
Carissimo Pasquale,
dobbiamo confessarti che se da un lato siamo basiti, dall’altro ci manca il fiato!
Ormai, il tuo profluvio letterario — lettere, proposte, precisazioni, paternali, rimbrotti, etc… — è diventato talmente imponente che non riusciamo più a starci dietro!
Dopo un anno di assoluto silenzio, nell’ultimo mese ci hai letteralmente inondati con i tuoi scritti! Cosa diavolo ti è successo?!
Un letargo durato 12 mesi e poi ecco che, finalmente, Palingenesi Tradizionale si risveglia al dolce tepore della prospettiva di nuove elezioni!
Avete ronfato della grossa mentre l’allegra marmaglia che oggi occupa il Vascello ha, nell’ordine:
- falsato i risultati delle elezioni, con Seminario prima e Bisi poi che, in combutta tra loro, hanno usurpato il titolo e le funzioni di Gran Maestro;
- buttato fuori dal GOI i suoi avversari, con sistematica pervicacia;
- piegato la Giustizia Massonica ai suoi vergognosi interessi, umiliandola e rendendola una vuota pantomima;
- esercitato il suo potere nella maniera più gretta e sguaiata, con abusi e minacce a profusione; e poi, adesso, arrivi tu e ti metti a pontificare e a dare consigli come se non fosse successo niente?
Non sarà, per caso, che stai cercando di dare una “rinfrescata” alla tua immagine, per proporti al nostro mondo come una persona capace, di buon senso e sufficientemente super partes per poter aspirare ad essere quella figura di compromesso su cui — eventualmente — un GOI spaccato in due potrebbe convergere, qualora si volesse formare un “governo di transizione” con il mandato di raffreddare gli animi e superare questa fase di scontri e di profonda polarizzazione?
È questa la bella pensata che hai fatto?
Chissà? Forse, hai pure provato un brivido, quando ti è balenata in testa l’inconfessabile speranza di essere il candidato unico alle elezioni che — tu ne sei convinto — si terranno a breve: un candidato non (troppo) compromesso col malaffare imperante, che abbia le qualità per prendere il posto di un Antonio Seminario ormai “bruciato” per quel ruolo, dopo la misera figura che ha fatto nei mesi di sua permanenza sul Gianicolo.
Beh, caro Pasquale, non vorremmo certo infrangere i tuoi sogni ma, se è questo a cui miri, sappi che non hai alcuna possibilità.
Dopo aver garantito il secondo e il terzo mandato di Raffi e un decennio di lauti guadagni a Bisi (più annessa prorogatio imperii ), Mefistofele è venuto a reclamare il suo compenso: un GOI, finalmente, a guida calabrese! Sia chiaro, ci riferiamo ad una ben determinata — e, per fortuna, minoritaria — parte della società calabrese: gente spregevole, che non ha la benché minima idea di cosa sia un uomo libero e di buoni costumi. Ma tant’è: Raffi e Bisi hanno consegnato il GOI nelle mani di questi qui e oggi è con loro che ci tocca avere a che fare…
Comunque sia, lascia perdere: a te, banalmente, mancano i prerequisiti, dato che nelle tue vene non scorre il sangue dei nobili Bruzi. Tu, per loro, sei solo un ilota.
Tutt’al più, un utile ilota.
È vero, rispetto a Seminario saresti molto meglio: se non altro, sai leggere e scrivere e sei persino dotato di quello humour che ti fa celiare sul fatto di non essere stato a capo di una lista civetta, alle scorse elezioni.
Tentativo apprezzabile, seppur abborracciato: non puoi seriamente sostenere che Palingenesi Tradizionale non sia una lista civetta soltanto perché — a tuo dire — non avete ancora riscosso “i premi e le prebende promesse”.
A parte il fatto che qualche bel grembiule verde con fregi dorati tu l’hai già avuto, non devi certo preoccuparti
dei compensi: anche se non li avete ancora ricevuti, arriveranno di sicuro!
In questo genere di cose, Bisi è sempre stato attento e munifico: presto avrete anche voi i vostri grembiuloni e qualche medaglietta da mettere al collo.
Proprio come si fa con i cani, per far vedere che hanno un padrone.
Hai, invece, assolutamente ragione quando affermi che “le condizioni che hanno accompagnato il voto l’anno scorso sono ampiamente superate”.
“La nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo” scriveva Hegel nella prefazione dei suoi “Lineamenti di filosofia del diritto”.
Parlava proprio della civetta che a te piace tanto e la prendeva ad esempio per sostenere che la filosofia arrivi sempre tardi: “dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione ed è bell’e fatta”.
È proprio per questo che noi siamo passati all’azione, invece di continuare a baloccarci con pensieri oziosi, come fai tu. E come, purtroppo, abbiamo fatto anche noi per troppo tempo, fino a quella fatidica notte tra il 9 e il 10 marzo 2024 in cui gli uomini di Bisi interni alla CEN falsarono i risultati delle urne e assegnarono la vittoria a Seminario con quella — vergognosa — trovata dei talloncini (che, naturalmente, è poi stata demolita dalla Giustizia ordinaria).
L’enormità del fatto che Bisi e la sua cricca abbiano rubato la vittoria a Leo Taroni ricorrendo a dei brogli ha marcato, per noi, un punto di non ritorno.
Va detto: in un primo momento, la cosa ci ha lasciati attoniti, increduli. Ma poi, persino noi — borghesucci
imborghesiti — ci siamo scossi dal colpevole torpore a cui ci eravamo lasciati andare in questi anni e abbiamo finalmente compreso l’esiziale minaccia che incombe sul Grande Oriente d’Italia.
Quel Grande Oriente d’Italia, alle cui fortune hanno lavorato, con dedizione, generazioni di nostri avi e che oggi è sotto attacco da parte di una masnada di opportunisti, di parassiti, di delinquenti (chiamali come vuoi) che lo stanno distruggendo pezzo a pezzo, alla ricerca di un loro squallido tornaconto personale.
Adesso che ci siamo svegliati una volta per tutte, non possiamo più restare inerti davanti a questo scempio:
abbiamo incominciato a combattere e continueremo, strenuamente, fin tanto che non avremo cacciato i mercanti (e i banditi) dal Tempio!
Capisci bene, carissimo Pasquale, che a questo punto le tue sbrodolate di maniera su quanto sia disdicevole questo o quell’atteggiamento ci lasciano piuttosto indifferenti.
Il tuo vezzo di cercare di nobilitare ciò che scrivi con epigrafi autorevoli, ci ha portato qualche settimana fa a riflettere su un brano del capitolo 5 del Vangelo di Matteo che invitava a riconciliarsi col fratello (Mt 5, 23-24). Se tu fossi andato un po’ più avanti — in quello stesso capitolo — avresti trovato il celeberrimo passaggio: “…io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo […], né per la terra […]. Non giurare neppure per la tua testa […]. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno” (Mt 5, 33-37).
Vale a dire: non legarti ad alcuno con giuramenti (patti, promesse, compromessi, inciuci…) ma preserva la tua libertà di poter dire “SÌ” quando è “SÌ” e “NO” quando è “NO”.
Bene, carissimo Pasquale, arrivati qui — senza perderci in ulteriori chiacchiere — possiamo finalmente andare al punto e rispondere alla domanda che poni in chiusura delle tue elucubrazioni:
“C’è, nel GOI, qualcuno che ha voglia di confrontarsi su queste tematiche?”
La nostra risposta è NO, Pasquale. Un “evangelico” NO!
Non può esservi alcun “confronto” con chi usa la frode, la minaccia, il sopruso e la violenza per perseguire i suoi fini illeciti.
È finito il tempo delle chiacchiere, adesso il nostro obiettivo è uno solo: ripulire il GOI da tutta questa gentaglia, lottando per tutto il tempo che sarà necessario, con tutti i mezzi che bisognerà usare.
Niente di meno.
Il motto di Palingenesi Tradizionale è “idee, valori, principi”.
Bello ma, forse, è opportuno che mettiate l’accento, così che si capisca che intendete “princìpi”, non “prìncipi”: che non venga più in mente a nessuno — almeno nel GOI — di considerarsi “più uguale degli altri”, tanto per dirla con Orwell.
Ciao, un T.·.F.·.A.·.